Lidi nella nebbia
Il Lido di Spina e il Lido degli Estensi nell'inverno del 2024
Questa serie fa parte di un progetto fotografico molto più ampio che ho realizzato nell’inverno del 2024 lungo le spiagge del Lido di Spina e del Lido degli Estensi, in un periodo di totale sospensione dell’attività turistica. Lontano dai clamori estivi, il paesaggio si presenta in una forma rarefatta, segnata da giornate di nebbia che dissolvono l’orizzonte e rendono il mare una presenza incerta, quasi ipotetica, più suggerita che visibile.
In questo contesto, anche le presenze umane — sporadiche e marginali — contribuiscono a rafforzare una sensazione di straniamento. Spesso la loro esistenza è rintracciabile soltanto attraverso segni indiretti, come le impronte nella sabbia, che ricordano tracce temporali, quasi archeologiche.
I lidi ferraresi si estendono per circa venticinque chilometri lungo il mare Adriatico, in un continuum compreso tra il delta del Po e la provincia di Ravenna. Sono sette località — Lido di Volano, Lido delle Nazioni, Lido di Pomposa, Lido degli Scacchi, Porto Garibaldi, Lido degli Estensi e Lido di Spina — che formano un sistema balneare omogeneo e al tempo stesso marginale, caratterizzato da una forte identità popolare.
La mia ricerca si è concentra sulla dissonanza che questi luoghi generano all’interno della stessa regione, l’Emilia-Romagna, se paragonati alla Riviera romagnola, poco più a sud. Da un lato un modello turistico spettacolare, iperattivo e fortemente codificato; dall’altro un paesaggio balneare più dimesso, quasi fuori fuoco, che percepisco come la sua controparte fragile e silenziosa. Una differenza che non sento come opposizione, ma come una relazione asimmetrica, in cui i lidi ferraresi occupano il ruolo di quelle periferie affettive e residuale che mi sono molto care.
Dal punto di vista architettonico e urbano, questi luoghi restituiscono l’impressione di una temporalità bloccata. Stabilimenti balneari essenziali e approssimativi, grandi edifici residenziali, villette moderniste, attività commerciali stagionali chiuse per mesi: tra ottobre e marzo la smobilitazione è quasi totale e il territorio assume l’aspetto di un’infrastruttura in attesa, simile a un set cinematografico dismesso, abbandonato dopo la fine delle riprese.
Durante la stagione invernale i lidi appaiono quasi completamente deserti. Il tempo sembra rallentare e concedere una pausa dai ritmi consueti della vita contemporanea; l’atmosfera che si respira è quella di una malinconia silenziosa, prossima all’abbandono, come quella dei luna park fuori stagione.
Attraverso questa indagine sul paesaggio cerco di interrogare le derive e le contraddizioni di territori che siamo abituati a percepire come stabili, familiari, scontati. La fotografia diventa per me uno strumento di osservazione laterale, un modo per esplorare ciò che resta dopo l’uso, per entrare idealmente nel “dietro le quinte” di un paesaggio costruito, nel momento in cui il suo ruolo spettacolare è temporaneamente sospeso.
Lidi nella nebbia
Questa serie fa parte di un progetto fotografico molto più ampio che ho realizzato nell’inverno del 2024 lungo le spiagge del Lido di Spina e del Lido degli Estensi, in un periodo di totale sospensione dell’attività turistica. Lontano dai clamori estivi, il paesaggio si presenta in una forma rarefatta, segnata da giornate di nebbia che dissolvono l’orizzonte e rendono il mare una presenza incerta, quasi ipotetica, più suggerita che visibile.
In questo contesto, anche le presenze umane — sporadiche e marginali — contribuiscono a rafforzare una sensazione di straniamento. Spesso la loro esistenza è rintracciabile soltanto attraverso segni indiretti, come le impronte nella sabbia, che ricordano tracce temporali, quasi archeologiche.
I lidi ferraresi si estendono per circa venticinque chilometri lungo il mare Adriatico, in un continuum compreso tra il delta del Po e la provincia di Ravenna. Sono sette località — Lido di Volano, Lido delle Nazioni, Lido di Pomposa, Lido degli Scacchi, Porto Garibaldi, Lido degli Estensi e Lido di Spina — che formano un sistema balneare omogeneo e al tempo stesso marginale, caratterizzato da una forte identità popolare.
La mia ricerca si è concentra sulla dissonanza che questi luoghi generano all’interno della stessa regione, l’Emilia-Romagna, se paragonati alla Riviera romagnola, poco più a sud. Da un lato un modello turistico spettacolare, iperattivo e fortemente codificato; dall’altro un paesaggio balneare più dimesso, quasi fuori fuoco, che percepisco come la sua controparte fragile e silenziosa. Una differenza che non sento come opposizione, ma come una relazione asimmetrica, in cui i lidi ferraresi occupano il ruolo di quelle periferie affettive e residuale che mi sono molto care.
Dal punto di vista architettonico e urbano, questi luoghi restituiscono l’impressione di una temporalità bloccata. Stabilimenti balneari essenziali e approssimativi, grandi edifici residenziali, villette moderniste, attività commerciali stagionali chiuse per mesi: tra ottobre e marzo la smobilitazione è quasi totale e il territorio assume l’aspetto di un’infrastruttura in attesa, simile a un set cinematografico dismesso, abbandonato dopo la fine delle riprese.
Durante la stagione invernale i lidi appaiono quasi completamente deserti. Il tempo sembra rallentare e concedere una pausa dai ritmi consueti della vita contemporanea; l’atmosfera che si respira è quella di una malinconia silenziosa, prossima all’abbandono, come quella dei luna park fuori stagione.
Attraverso questa indagine sul paesaggio cerco di interrogare le derive e le contraddizioni di territori che siamo abituati a percepire come stabili, familiari, scontati. La fotografia diventa per me uno strumento di osservazione laterale, un modo per esplorare ciò che resta dopo l’uso, per entrare idealmente nel “dietro le quinte” di un paesaggio costruito, nel momento in cui il suo ruolo spettacolare è temporaneamente sospeso.









