Questa serie si inserisce in un progetto che porto avanti da diversi anni, dedicato alla vita dentro e intorno alla stazione ferroviaria di Bologna.
Amo le stazioni non solo perché incarnano l’idea del viaggio, ma anche perché l’essenza di questi “non luoghi” si compie nel passaggio: uno spazio temporaneo e fugace, eppure costantemente brulicante di vita.
Con circa 159.000 persone al giorno, 58 milioni l’anno e oltre 700 treni quotidiani, la stazione di Bologna rappresenta uno snodo strategico del sistema ferroviario italiano. La maggior parte dei collegamenti tra il Nord e il Sud del Paese transita da qui, trasformando la stazione in un punto di convergenza continuo.
È il fulcro di un moto perpetuo: esistenze che si incrociano, si sfiorano e si separano, ciascuna portando con sé storie, attese e destinazioni ignote. Mi piace immaginarla dall’alto, come certe immagini di un alveare, attraversato da un turbinio incessante di api: uno sciame di cui non cogliamo il senso complessivo, ma che sicuramente ne possiede uno.
La stazione, con le persone che la attraversano per un istante e poi scompaiono, mi appare come un teatro della vita quotidiana, popolato da personaggi inconsapevoli — tra i quali, inevitabilmente, ci siamo anche noi.